Il Blog di Livia Turco

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Uomini e donne per una società migliore

26 Ottobre, 2018 (16:58) | Documenti | Da: Redazione

Per rinascere la sinistra deve ripartire dalla costruzione del legame umano e sociale con le persone per costruire una Società umana, a misura di donne e uomini. Un idea di società ed una pratica sociale per rendere più umana la nostra società, la nostra vita, per rendere concreto ed effettivo il rispetto della dignità umana  e l’uguaglianza di rispetto delle persone.

Ciò che colpisce di questo nostro tempo  è ’impoverimento delle relazioni umane, la rottura del legame comunitario, le tante forme di solitudine che coinvolgono sia i giovani che gli anziani , sia gli uomini che le donne. Permane la mancanza o la difficoltà  di comunicazione tra donne e uomini e la difficoltà degli uomini a comprendere il valore ed il senso della libertà femminile. Che è la radice fondamentale dei tanti fenomeni di violenza degli uomini sulle donne. La crisi economica scatenatasi a partire dal 2008 ha aumentato le diseguaglianze e le povertà , ha fatto crescere la solitudine ed un sentimento di rancore che si è scagliato contro le èlite ed il potere genericamente inteso. I processi di globalizzazione hanno spogliato tante volte i territori dei  tradizionali luoghi  di lavoro che erano anche luoghi di identità sociale e comunitaria , di cultura. Ci sono stati gli arrivi degli immigrati , necessari alla nostra vita e generalmente ben integrati con l’aiuto del volontariato, dei comuni, del sindacato, delle chiese. Ma, in fase di crisi economica, e di identità sociale  rancorose sono diventati il “ capro espiatorio” delle nostre paure, la ragione concreta, visibile di ciò che ci far stare male, il nemico da colpire. Si sono costruite delle comunità intese come “ Guscio”, luoghi di separazione, di chiusura, di difesa, di contrapposizione all’altro .

Come scrive Bauman  nel suo libro “ Voglia di comunità”  questa comunità del guscio accentua le ragioni dell’ansia moderna che risiede nel processo di atomizzazione, in quel cercare soluzioni individuali a problemi che sono comuni.” Nel mondo sempre più globalizzato viviamo tutti una condizione di interdipendenza e di conseguenza nessuno di noi può essere padrone del suo destino. Ci sono compiti con cui ogni singolo individuo si confronta ma che non possono essere affrontati e superati individualmente. Tutti noi abbiamo la necessità di acquisire il controllo sulle condizioni nelle quali affrontiamo le sfide della vita, ma per gran parte di noi tale controllo può  essere ottenuto solo collettivamente. Se mai può  esistere  una comunità nel mondo degli individui può essere ed è necessario che sia una comunità intessuta di comune e reciproco interesse; una comunità responsabile, volta a garantire il pari diritto di essere considerati esseri umani e la pari capacità di agire in base a tale diritto. Bisogna elaborare positivamente questa condizione di interdipendenza che lega gli uni agli altri .Bisogna costruire la comunità non come separazione ma la comunità come costruzione di un reciproco interesse”.

La questione dell’impoverimento delle  relazioni umane ci riporta ad una questione ancora più di fondo: la mutazione antropologica che ha sostituito la persona , il soggetto in relazione aperto all’altro , che è alla base delle moderne Costituzioni europee e sicuramente della nostra Costituzione , con l’io solitario, individualista, consumatore, che si realizza nel consumo e nel godimento individuale. Questa mutazione antropologica è frutto del capitalismo finanziario globale, dei mutamenti dei sistemi di comunicazione  ed anche di correnti culturali, anche progressiste,  che hanno esaltato la libertà individuale perdendo di vista il valore del legame comunitario, hanno messo al centro i diritti civili trascurando a volte la condizione sociale con una banalizzazione della libertà individuale medesima e  della concezione dei diritti. Il  tema del cambiamento coincide con una nuova rivoluzione antropologica , ritrovare il senso profondo della relazione che unisce l’uno all’altro , avere la consapevolezza che la soggettività umana è interdipendente , che la libertà individuale è connessa alla elaborazione positiva della interdipendenza che ci lega gli uni agli altri , alle altre. La apertura all’altro come parte della propria libertà personale, della propria autonomia. Il bisogno dell’altro per  stare bene, scoprire che fare del bene fa stare bene come mi disse un volontario.

Bisogna dunque far rinascere questa soggettività aperta che investe nel legame umano, sociale e comunitario .Tanto più oggi che viviamo in un mondo interdipendente dove i problemi sono comuni e ci legano gli uni agli altri: l’ambiente, il lavoro, la produzione, la cultura.

Bisogna costruire una soggettività umana ed una cittadinanza incentrata sul valore- necessità di prendersi cura dell’altro e sulla ambizione di una vita che esprima e dia valore a tutti i talenti ed a tutte le dimensioni della esistenza umana e sociale. Bisogna riprendere l’idea marxiana e rielaborata da Antonio Gramsci dell’Uomo Onnilaterale che vive e vuole vivere con pienezza tutti i tempi della vita: lavoro, cura, formazione, mobilità, dono, tempo per sé. Promuovere una trasformazione economica e sociale che renda possibile vivere con pienezza tutte le dimensioni della vita. In questa società umana dovrà esserci molto spazio per i beni comuni, per la conservazione del territorio, della comunità, della cultura e dovrà avere un forte attaccamento alle tradizioni. Bisognerà costruire una solidarietà tra le generazioni come quella che in questi anni di dura crisi ha unito le madri con le figlie con le nonne con le bisnonne  che sono state l’anello forte della solidarietà famigliare e sociale  consentendo di far fronte ai compiti di cura, alle fragilità, alla precarietà economica  ed ha saldato  una alleanza culturale che ha consentito di tramandare affetti e saperi. Bisognerà anche accettare i “ confini porosi”, imparare la mescolanza tra popoli e tra culture , una mescolanza  vissuta come necessità e ricchezza scoprendo non solo la fatica ma la curiosità della convivenza tra persone con storie e culture diverse. La società umana è quella che fa vivere la coscienza del limite “ non tutto quello che si può si deve fare”. Innanzitutto nei confronti dei processi sempre più invasivi della mercificazione del corpo umano e della vita umana come la pratica dell’utero in affitto. Limite e responsabilità  sono il nutrimento del diritto , altrimenti i diritti individuali diventano un catalogo di cose, merci, di rivendicazioni. Diritto è dignità umana , esercizio della responsabilità, rifiuto della mercificazione dei corpi, della natura, delle sfere di vita.

Sviluppo umano; Europa dei popoli ed Europa Sociale; Dignità del lavoro; Welfare della solidarietà tra le generazioni, tra i generi, tra le genti che investe sui beni comuni, un Welfare Generativo che investe sul futuro e punta sui servizi alle persone valorizzando  tutte le risorse e gli attori economici e sociali presenti sul territorio; la democrazia partecipata che include nella partecipazione attiva tutte le persone a partire da quelle più fragili come indica l’articolo 3 della Costituzione; la società della convivenza basata sulla interazione tra italiani e nuovi italiani, migranti.

La società umana è quella a misura di donne e uomini.

La dualità del genere umano , la differenza maschile e femminile è una ricchezza dell’esperienza di vita. Sollecita un processo di trasformazione sociale , propone un ripensamento del pensiero e dello sguardo sulla vita. Per costruire una nuova amicizia e nuove relazione tra donne e uomini .Al difuori degli stereotipi di genere e superando ogni forma di gerarchia e di supremazia degli uomini sulle donne. Dopo tanti anni di femminismo e di battaglie legislative e culturali bisogna chiedersi quanto siano cambiate le relazioni tra donne e uomini sia nelle generazioni mature che in quelle giovani. Il cambiamento più significativo è rappresentato dall’ingresso nel lavoro delle donne in tutte le professioni che ha portato una differenza di approcci di qualità ed ha sollecitato gli uomini ad assumersi la responsabilità di padri. Questa rottura dei ruoli storicamente così radicata nel nostro paese , gli uomini che lavorano e che fanno i papà  prendendosi del tempo, le donne che si affermano nel lavoro dedicandosi ai figli costituisce anche una rottura profonda sul piano  piano simbolico e non solo pratico. Costituisce il definitivo superamento di quella distinzione per cui la sfera pubblica e la razionalità compete agli uomini, la cura delle persone alle donne. Consente di trasmettere ai giovani una nuova definizione di maschile e di femminile in cui ciascuno vive la pienezza della responsabilità e dei tempi di vita, in cui ciascuno è al contempo cura della vita, relazioni pubbliche, partecipazione attiva alla polis a partire dal lavoro .Siamo solo agli inizi di questo processo , permangono stereotipi , discriminazioni, diseguaglianze tra donne e uomini e tra le donne. Ma la  strada di una nuova identità maschile e femminile è tracciata. Essa va alimentata con buone politiche pubbliche , con la strategia dei congedi parentali incentivando quello dei padri, i servizi all’infanzia, la buona e piena  occupazione femminile. Credo che la consapevolezza della differenza sessuale possa oggi svolgere una funzione preziosa  nella umanizzazione della società. Può  spronare le donne di tutte le generazioni  a  far vivere la loro differenza , il loro legame speciale con la vita, il loro speciale prendersi cura delle persone come energia, forza per rendere espansivo questo principio, per espandere la cultura del prendersi cura quale risorsa economica ,sociale, culturale e politica.

Gli  uomini possono agire la loro differenza libera dalla gabbia degli stereotipi del possesso, della gerarchia, elaborando la loro nuova esperienza del prendersi cura e della mescolanza dei tempi di vita per farla diventare, con la loro forza ed influenza, motore della trasformazione sociale e culturale.

Livia Turco

Una società umana per i nostri figli

26 Ottobre, 2018 (16:55) | Documenti | Da: Redazione

Nella storia del welfare e delle politiche sociali, il Servizio Sociale e la figura professionale dell’Assistente Sociale è stata ed è la metafora ed il  motore dell’innovazione del welfare e delle politiche sociali. E’ la metafora e lo strumento concreto per il superamento del welfare categoriale, caritatevole, basato su interventi monetari ed emergenziali. E’stata ed è  la metafora e lo strumento concreto del welfare che promuove il benessere delle persone, ne valorizza le competenze e le abilità, promuove la rete integrata dei servizi sociali, sanitari, educativi e di inserimento lavorativo. Il welfare locale e comunitario che mette al centro come risorsa fondamentale la relazione umana. Un welfare  sociale che ha trovato la sua traduzione coerente nella legge 328/2000 “Disposizioni per un sistema integrato di interventi e servizi sociali” tanto attuale quanto inapplicata. Che dobbiamo applicare pur in contesto diverso da quello di vent’anni fa e   bisogna farlo con spirito innovativo.

STORIA DELLE POLITICHE SOCIALI

Ritengo utile ,anche onorando i settanta anni della nostra Repubblica, ricordare le tappe più importanti della evoluzione delle politiche sociali nel nostro Paese.

Il pensiero corre alle nostra Madri Costituenti che proprio sui temi del welfare sono state le  grandi e decisive protagoniste ponendo le basi di un welfare innovativo.

Teresa Noce, Maria Federici, Lina Merlin sono state le Relatrici nella Terza Sottocommissione dell’Assemblea Costituente  dedicata ai problemi economici e sociali. Nelle loro relazioni hanno  delineato un  Welfare moderno basato sulla distinzione tra Previdenza ed  Assistenza, sulla centralità della persona, sui diritti dei lavoratori e lavoratrici, sulla conciliazione tra lavoro e famiglia e sul sostegno ai figli ed alle famiglie numerose, sulla lotta alla povertà ed al sostegno ai bisognosi. Ricordo l’articolo 3 che prevede la promozione della “eguaglianza di fatto” ed il superamento  delle discriminazioni basate sul sesso oltre che sulla razza e le religioni. Un concezione moderna ed avanzata di eguaglianza che obbliga le istituzioni a promuovere politiche che superino le discriminazioni e promuovano concretamente la giustizia sociale e l’eguaglianza sostanziale. Fu la giovane Costituente Teresa Mattei a proporre l’emendamento che contiene la dizione  “eguaglianza di fatto”. Articoli fondamentali della nostra Costituzione , 2, 3, 29, 30, 31, 32, 37, 38 per una impostazione avanzata della promozione della dignità umana, della inclusione sociale, di una democrazia inclusiva, della trasformazione sociale, della dignità del lavoro, delle politiche di welfare a partire dal riconoscimento  della parità uomo donna. Innovazioni straordinarie se rapportate alla storia del nostro paese contrassegnato da una pervicace cultura patriarcale codificata nel Codice civile del 1865  e nell’istituto  “dell’autorizzazione maritale”, articolo 134 del Codice Medesimo che negava alle donne di stabilire contratti economici  e di trasferire proprietà ed in quanto tale erano escluse dalla vita pubblica e relegate ai margini della società. Sono state brave le nostre Madri Costituenti perché sono state determinanti, attraverso un  mirabile gioco di squadra tra di loro, ad incidere su articoli fondamentali della Costituzione, e, con il sostegno delle associazioni femminili, dei sindacati, dei  partiti popolari cattolici e di sinistra  sono riuscite a tradurre fin dall’inizio le norme Costituzionali in Leggi di Riforma. Cosa non scontata visto il dibattito durato alcuni anni  tra Costituzionalisti e  tra politici sulla cosiddetta normatività della Costituzione, cioè quanto i principi costituzionali dovessero rimanere tali e quanto dovessero tradursi in norme. Non è casuale se le prime due leggi di riforma della Repubblica Italiana sono state depositate da parlamentari donne e riguardano la condizione femminile. Si tratta della Legge Teresa Noce sulla Tutela Sociale della Maternità  depositata il 14 giugno del 1948 ed approvata due anni dopo diventando la legge Noce- Federici, due Costituenti, una Comunista e l’altra Democristiana e il 6 agosto del 1948 fu  depositata la legge Lina Merlin per la chiusura delle Case di Tolleranza in cui si esercitava la prostituzione di Stato e che fu approvata ben 10 anni dopo. Su questi temi mi permetto di segnalare il  volume curato dalla Fondazione Nilde Iotti “ La Repubblica delle donne” Settanta anni di battaglie e di conquiste (Donzelli Editore).Le altre tappe legislative importanti sono state: la conquista della legge 833/78 per un Servizio Sanitario Universalistico e solidale, basato sulla medicina territoriale e sulla integrazione socio sanitaria; la legge 112/98 “Conferimento  delle funzioni e dei compiti amministrativi alle Regioni ed agli Enti Locali in attuazione del capo 1 della legge 15 marzo 1997,n.59”.L ’articolo 5  della medesima legge colloca i Servizi Sociali nella più ampia accezione dei servizi alla persona ed alla comunità ;in tale contesto è implicito il processo volto ad osservare nel rispetto degli art.2,3,32,38 il principio della coesione sociale, dell’inclusione sociale e dell’empowerment. A livello locale il Comune deve  promuove una “ comunità competente” quale titolare primario delle politiche sociali. La legge 23 marzo1993,n.84 “Ordinamento della professione dell’Assistente Sociale ed istituzione dell’Albo Professionale”, frutto delle vostre tenaci battaglie. La legge 285/97  “Disposizioni per la Promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e dell’adolescenza” e la legge sulla Sperimentazione del Reddito Minimo d’Inserimento contro la povertà del 1998 , che mettono  al centro la costruzione della rete integrata dei servizi sociali e la valorizzazione del welfare locale e comunitario con un ruolo centrale di programmazione da parte del pubblico ed un significativo stanziamento di risorse. Entrambe pongono come centrale  nella costruzione della  rete integrata dei servizi  il ruolo del Servizio Sociale. Infine, la più importante di tutte, la Legge Quadro sulle Politiche Sociali, la 328/2000, la legge della dignità sociale. L’art. 22 comma 4 della legge quadro 328/2000  definisce il servizio sociale professionale ed il segretariato sociale un livello essenziale di assistenza ; l’art.5 della medesima legge quadro prevede  la internalizzazione del servizio sociale professionale e  del segretariato sociale. Ulteriormente articolato  e valorizzato nel primo ed unico Piano Sociale Nazionale del 2000. Leggi, che lo dico ai più giovani, furono elaborate attraverso la pratica della condivisone, dei tavoli apparecchiati presso il Ministero della Solidarietà Sociale  con la partecipazione di tutti i soggetti competenti ed interessati. Della legge quadro 328/2000 voglio citare alcuni articoli molto dimenticati ma che trattano di un tema molto attuale : l’articolo 23 REDDITO MINIMO D’INSERIMENTO che prevede la discussione in Parlamento entro il 30 maggio  2001della Relazione Tecnica che fu redatta da un  gruppo di competenze eccellenti scelte dal Ministero della Solidarietà Sociale contenente una accurata valutazione sulla sperimentazione dell’RMI attuata nel 1998 per poi, con successivo provvedimento, mettere a regime l’RMI medesimo considerato nell’articolo 22della 328/2000  primo livello essenziale di assistenza. L’articolo 28-

INTERVENTI URGENTI CONTRO LA POVERTA’ ESTREMA- con un finanziamento dedicato. Tali norme sono state successivamente abbandonate e riprese vent’anni dopo con la misura del Reddito d’Inclusione Sociale. E’ il caso di dire  “ perché  perdere vent’anni di tempo? “ Vi è qui una delle patologie del nostro sistema democratico per cui le leggi non vengono valutate nei loro esiti, nel loro funzionamento, nei risultati che conseguono ma abbandonate o radicalmente cambiate solo su opzioni politiche. Dopo vent’anni abbiamo finalmente una misura nazionale ed universalistica contro la povertà. La legge recente istitutiva del Reddito di Inclusione Sociale  è una misura molto importante che coniuga sostegno al reddito ed inclusione lavorativa e sociale attiva  e nella cui applicazione si è ancora una volta riscontrata la centralità della competenza del Servizio Sociale e dell’Assistente Sociale. Legge elaborata con il coinvolgimento attivo della società attraverso la Alleanza contro la Povertà che considero un evento importante e prezioso avvenuto nel nostro Paese. Un nuovo pilastro delle Politiche Sociali. Va detto che questa legge avrebbe dovuto essere approvata all’inizio della legislatura dotandola di risorse più consistenti. Infine ricordo l’importantissima legge  che riconosce e valorizza il Dopo Di NOI , anch’ essa con una storia che inizia con uno stanziamento di risorse nel Fondo per le Politiche Sociali nella Legge Finanziaria  2000, seguìto dal Testo unificato approvato in Commissione Affari Sociali nel 2012 e lì rimasto perché il Governo Monti non lo considerò una priorità e non lo finanziò. Anche questa legge è frutto della competenza delle associazioni e delle famiglie che la proposero al Legislatore. Ribadisco anche in questa occasione la mia gratitudine a queste associazioni ed a queste famiglie. Ho citato in questo breve percorso non tutte le leggi sociali ma quelle  importanti per costruire le reti dei servizi e dei professionisti e che prevedono un ruolo centrale del Servizio Sociale.

La fase politica attuale mi pare caratterizzata da un sostanziale disinteresse nei confronti dei temi del welfare, tutto incentrato su Reddito di cittadinanza e sulla  Previdenza. Si vagheggiano interventi monetari ma la questione dei grandi beni comuni come la scuola pubblica, la sanità pubblica e la rete integrata dei servizi sociali non sono presenti nel dibattito pubblico.

Preoccupa il dibattito sul reddito di cittadinanza, per due ragioni. Perché in nome dell’ottimo e della novità si interrompe un processo faticosamente avviato ma positivo della applicazione della misura del Reddito di Inclusione Sociale; perché la questione della povertà, soprattutto la povertà minorile che è la grande emergenza del nostro Paese , non si risolve con interventi monetari ma con azioni integrate di presa in carico, con l’attivazione di relazioni umane e sociali , di umanizzazione dei contesti di vita, di miglioramento degli interventi e delle opportunità formative. Perché esso è  previsto solo agli italiani, così come l’accesso gli asili nido. E’ quanto  si legge nei documenti governativi fino ad predisposti. Sono evidenti per una professione come l’Assistente Sociale ed il Servizio Sociale gli aspetti di incostituzionalità di tale limitazione  “solo agli italiani”  e la sua contraddizione rispetto all’elementare e fondamentale principio di Inclusione sociale.

In generale in questi ultimi anni abbiamo assistito ad un arretramento culturale che segnala la incomprensione del valore della Rete integrata di interventi, servizi e prestazioni sociali al fine di una presa in carico attiva della persona e per promuovere una effettiva inclusione sociale.

Si è proseguito sulla strada dei bonus e degli interventi monetari come conferma la mancata definizione dei Livelli Essenziali di Assistenza, alla elaborazione di un Nuovo Piano Sociale Nazionale e la decurtazione pesante delle risorse pubbliche per il Sociale. Le poche esistenti sono frammentate nei diversi Fondi: per la famiglia, per i giovani, per la non autosufficienza, per il sostegno alla locazione, per il Servizio Civile ecc.. Con un impatto negativo sul personale sempre più carico di oneri e responsabilità ed a cui si chiedono molte competenze , personale sempre più scarso rispetto alla quantità e qualità dei bisogni sociali. Con un preoccupante processo si esternalizzazione dei servizi ed anche del personale.

Nonostante le difficoltà proseguono i Piani Di Zona, proseguono in tanti territori politiche sociali innovative. Il punto è la disomogeneità degli interventi.

L’inversione di tendenza, il cambio di passo rispetto alla cultura della 328/2000  è datato 2001 con l’avvento del Governo di Centro-Destra  con i Ministri  Tremonti, Sacconi, Maroni  che avevano teorizzato i Welfare del Dono e della Gratuità in cui il ruolo del pubblico doveva essere quello di valorizzare il volontariato ed il privato sociale considerando secondario il ruolo dei Servizi sociali. A questa svolta culturale e pratica il Centrosinistra non ha sempre reagito con coerente fermezza ed anche l’ultima legislatura, se ha visto le  leggi importanti già citate , insieme con la Riforma del Terzo Settore , tuttavia non si è ritenuto prioritario investire sulla Rete Integrata dei Servizi  incrementando Fondo Sociale Nazionale ,definire i Livelli Essenziali di Assistenza, investire  sulle professioni sociali. Che considero una assoluta priorità per costruire un sistema di welfare attivo e garantire un omogeneo ed equo accesso ai servizi.

IL SISTEMA PAESE ED I NUOVI BISOGNI SOCIALI

La professione dell’assistente sociale fin dalla  sua nascita pone  alla base della sua deontologia professionale la capacità di individuare i bisogni sociali, di leggere la società e le persone, di sollecitare le istituzioni ad aggiornare le loro risposte e le loro politiche.

Oggi pertanto un grande ruolo del Servizio Sociale  è quello  di aiutare tutti noi, cittadini ed istituzioni, a capire nel profondo questo nostro Paese, quali sono i bisogni sociali emergenti.

Aumento delle diseguaglianze e delle povertà, emergenza della povertà minorile, cambiamento delle condizioni di vita nelle famiglie e tra i giovani per la  mancanza di lavoro e per la  precarietà del lavoro, la grande emergenza lavoro.

L’impoverimento delle relazioni umane , la povertà relazionale. Il cambiamento delle famiglie e la grande difficoltà economica e sociale  ad avere i figli che si desiderano. Considero questa una grande priorità politica del nostro Paese non riducibile alle misure dei bonus. Sono aumentate le diseguaglianze nella salute: per l’accesso alle cure ed a prestazioni non garantite dal servizio sanitario Nazionale e che risultano troppo costose; per l’impatto che sulla Salute hanno i cosiddetti “Determinanti della salute”: il lavoro, l’istruzione, le relazioni sociali, l’abitazione. Tema cruciale per promuovere una buona ed efficace politica per la salute . Come scrive lo studioso Marmot nel suo libro “La Salute Diseguale”:  “a che serve curare le persone e poi  riportarle nelle condizioni che le hanno fatte ammalare?” Sono cresciuti di importanza per le famiglie  i grandi temi della non autosufficienza, della disabilità, della salute mentale che sono quasi scomparsi dall’agenda dei soggetti pubblici e lasciati alla responsabilità ed alla solitudine delle famiglie. Come se la crisi di questi anni avesse operato una sorta di gerarchizzazione  del disagio sociale per quanto riguarda l’intervento pubblico che si è concentrato sul sostegno economico alle famiglie anche perché inedito per numero e qualità di famiglie coinvolte. Lasciando tante volte sole le famiglie con persone fragili. Bisogna, inoltre, misurarsi con i nuovi fattori che generano la diseguaglianza come il fattore tempo. I tempi di vita e di lavoro  per alcune fasce di popolazione diventano così difficili da conciliare anche perché si è affermata una “tirannia” del tempo di lavoro sugli altri tempi di vita. Perché  è difficile per tante persone trovare un po’ di tempo per sé e per la cura della famiglia. Il tempo diventa fattore di diseguaglianza tra chi può riuscire a conciliare e vivere con pienezza tutti i tempi della vita e chi deve sacrificare il tempo della cura ed il tempo per sé alla tirannia del tempo di lavoro. Per questo resta cruciale la politica tanto auspicata dalla Unione Europea della conciliazione vita lavorativa e vita famigliare attraverso la condivisone delle responsabilità famigliari tra donne e uomini attraverso una coerente strategia  dei congedi parentali e di servizi sociali alla persona ed alle famiglie. Ricordo su questo tema l’elaborazione svolta negli anni 80’ -90’ dalle donne che è approdata nelle legge 53/2000 .

E’ aperta da tempo una riflessione sugli effetti della globalizzazione, sul bisogno di sicurezza , di confine, sulla ricerca del guscio entro cui ripararsi, sul bisogno di protezione.

Non c’è dubbio che per tanto tempo abbiamo tessuto le lodi della globalizzazione mettendo in risalto le opportunità che si aprivano  per i nuovi continenti, l’importanza per il nostro paese dell’apertura al mondo  e di essere competitivo sul piano mondiale. Poi abbiamo cominciato a vedere che la globalizzazione significava anche chiusura di fabbriche, spostamento in altri parti del mondo di nostre produzioni, flessibilità del lavoro, precarietà del lavoro, rottura dei legami sociali. Questo ha ingenerato un sentimento profondo di insicurezza  alimentato da una cultura dell’individuo solitario, che fa da se’, dei diritti individuali scissi dai legami sociali. Un individualismo esasperato basato sul mito dell’apparire che riduce la persona umana a consumatore. E’ cosi cresciuta un ‘ idea ed un bisogno di comunità intesa come separazione, chiusura, appunto, il Guscio entro cui difendersi dagli altri, dagli estranei. Questo sentimento profondo di insicurezza ha avuto bisogno di trovare il nemico contro cui scagliarsi ed il nemico sono stati gli immigrati o gli altri soggetti più deboli. Cerchiamo soluzioni individuali a problemi che sono comuni, cerchiamo la salvezza individuale da problemi che sono comuni. Gli estranei diventano il bersaglio contro cui si focalizzano le nostre paure soffuse e frammentate. Contro gli estranei si ricerca la comunità  che diventa però una comunità basata   sulla divisione, sulla segregazione, sul mantenimento delle distanze. Questa comunità anziché proteggerci aumenta le ragioni dell’ansia, che risiede nel processo di atomizzazione in quel cercare soluzioni individuali a problemi collettivi. Riporto qui una acuta riflessione di Bauman tratta dal suo libro di qualche anno fa “ Voglia di comunità” Ed.Laterza.  Scrive Bauman:” Nel nostro mondo sempre più globalizzato viviamo tutti in una condizione di interdipendenza, di conseguenza, nessuno di noi può essere padrone del suo destino. Ci sono compiti con cui ogni singolo individuo si confronta, ma che non possono essere affrontati e superati individualmente. Tutto ciò che ci separa e ci istiga a mantenere le distanze dagli altri , a tracciare confini ed erigere barricate, rende sempre più ardua la gestione di tali compiti. Tutti noi abbiamo la necessità  di acquisire il controllo sulle condizioni nelle quali affrontiamo le sfide della vita, ma per la gran parte di noi tale controllo può essere ottenuto solo collettivamente. Proprio qui, nell’espletamento di tali compiti, l’assenza di comunità è maggiormente avvertita e sofferta, ma sempre qui, una volta tanto, la comunità ha l’occasione di smettere di essere assente. Se mai può esistere una comunità nel mondo degli individui, può essere (ed è necessario che sia) soltanto una comunità intessuta di comune e reciproco interesse; una comunità responsabile, volta a garantire il pari diritto di essere considerati esseri umani e la pari capacità di agire in base a tale diritto.” Mi soffermo su questo tema del sentimento di insicurezza, sulla difficoltà a costruire legame sociale perché credo che proprio  la costruzione dei legami sociali, la tessitura di comunità sia il compito fondamentale delle politiche sociali e più in generale sia il compito di ciascun cittadino democratico e  di una autentica ed efficace politica democratica. Sulla costruzione di relazioni umane che sollecitino le competenze delle persone e sulla tessitura di comunità molto può dare il Servizio sociale ed una professione come quella delle assistenti Sociali.

Il SEVIZIO SOCIALE E LE POLITICHE DI  WELFARE

Mi insegnate che c’è un legame molto forte tra il ruolo del Servizio sociale e la qualità delle politiche di welfare. Il nostro sguardo deve partire dall’Europa. Abbiamo bisogno di un Europa Sociale con una precisa e forte Agenda Sociale. Su questo punto , di elaborazione e di battaglia politica , dobbiamo sentirci impegnati come cittadini, professioni, attori sociali che hanno a cuore il valore della  solidarietà. Guai se si rompe l’Europa. Le politiche sociali, per la salute, per l’occupazione, per la parità di genere, contro la povertà hanno avuto nell’Unione Europea- nel corso degli anni- pur tra molte contraddizioni, un punto di riferimento importante. Potremmo elencare: le decisioni della Corte di giustizia e degli organi di governo europei che hanno mirato ad estendere da un paese all’altro i diritti sociali dei cittadini europei, il libero movimento dei lavoratori, la salute e la sicurezza sul lavoro, l’uguaglianza di genere, il Fondo sociale europeo, la legislazione sulla non discriminazione, la protezione contro i licenziamenti, l’inclusione sociale, le politiche pensionistiche e sanitarie Sottolineo in particolare il valore della Carta Europea dei Diritti Umani Fondamentali. Che costituisce la carta d’identità di una comunità politica sopranazionale e che è diventata giuridicamente rilevante con il Trattato di Lisbona. La Carta dei diritti disegna un modello sociale europeo distinto e più avanzato  rispetto alle altre regioni del mondo. Attraverso le 5 parole chiave - Dignità,  Uguaglianza, Solidarietà, Cittadinanza, Giustizia- sono declinati i diritti- doveri fondamentali che riguardano la complessità delle persona e del tessuto economico e sociale. Nel Preambolo della Carta leggiamo “ Consapevole del suo patrimonio spirituale e morale , l’Unione si fonda sui valori indivisibili ed universali di dignità umana, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà. l’Unione si basa sui principi di democrazia e dello stato di diritto. Essa pone la persona al centro della sua azione istituendo la cittadinanza dell’Unione e creando uno spazio di libertà, di sicurezza e  di giustizia.”

 

Bisogna andare avanti con più Europa e più Europa Sociale.

Bisogna costruire il Welfare delle 3 G :Generazioni, Generi, Genti .Solidarietà tra le generazione; le pari opportunità tra donne e uomini ed anche una nuova relazione, una nuova amicizia, una nuova grammatica dei sentimenti; la convivenza tra italiani ed immigrati. Nella consapevolezza, come insegna l’esperienza che “ insieme si può”. Si possono risolvere i conflitti perché si può lavorare insieme per combattere la povertà,  il degrado urbano, la criminalità; insieme si possono costruire contesti di vita umani e sicuri.

Bisogna investire sui grandi beni pubblici come il lavoro, la scuola, la sanità. Promuovere la salute in tutte le politiche come indica l’Unione Europea attraverso Piani Intersettoriali per la salute.

Bisogna investire sulla Rete Integrata sei Servizi Sociali, con servizi sanitari, scuola, inserimento lavorativo. Bisogna promuovere  una forte battaglia culturale sul valore dei servizi sociali nella vita delle persone. I servizi sociali sono  “oro” nella vita delle persone ma è un oro che non “brilla”. Bisogna farlo Brillare . Bisogna promuovere una nuova idea del Sociale. Non solo politiche specifiche ma il Sociale, la Solidarietà, l’Inclusione Sociale Come Parametro dello Sviluppo economico e sociale. Le politiche sociali come politiche di sviluppo. Ed allora il Sociale, la Solidarietà deve attraversare tutte le politiche  della città e le politiche nazionali.  Il Sociale e la Salute in tutte le politiche. Il lavoro, l’ambiente, le infrastrutture,  l’urbanistica ,la casa, l’istruzione. Bisogna fare il Piano Sociale Nazionale ed il Piano Sociale  delle città che non solo indichi i Livelli Essenziali di Assistenza ma traduca concretamente l’idea del Sociale come parametro che orienta l’insieme delle politiche, e declinare le diverse politiche secondo il valore della solidarietà e dell’inclusione sociale che dunque deve essere coordinato dal Presidente del Consiglio, dal Presidente della Giunta Regionale, dal Sindaco della città. Bisogna promuovere un nuovo ruolo del pubblico che deve avere la capacità di programmazione, di scelta nello stanziamento delle risorse ma in più ed in modo spiccato deve porsi come  “Sollecitatore di Responsabilità” verso tutti i soggetti economici e sociali. Il Pubblico autorevole, l’istituzione pubblica autorevole è quella che mette attorno ad un tavolo ,per programmare politiche di sviluppo che investano sul capitale umano, sulla lotta alle diseguaglianze , tutti gli attori economici e sociali chiedendo a ciascuno di fare la sua parte. Ma di farlo non in modo frammentato, ciascuno per conto suo ma in modo coordinato secondo una visone condivisa del Benessere Sociale ,condividendo le priorità delle politiche di sviluppo e delle politiche di benessere sociale necessarie al Paese e ad un determinato territorio.

Tanto più in questo tempo in cui il welfare è diviso in tre comparti: il welfare pubblico sempre più residuale; il welfare aziendale; le Fondazioni Bancarie.

Non penso certo che bisogna annullare questa pluralità. Penso che bisogna investire molto di più sulla Rete Integrata dei servizi sociali e sanitari, sui Beni pubblici. Bisogna integrare i tre welfare attorno ad una visione condivisa delle priorità da perseguire , attraverso un azione di Rete. Promossa e sollecitata dalle istituzioni pubbliche.

In questo contesto il  ruolo del Servizio Sociale è particolarmente rilevante. Perché  costituisce:

IL GARANTE DELLA PRESA IN CARICO DELLA PERSONA NELLA PIENEZZA DELLA SUA DIGNITA’;

IL PILASTRO DELLA RETE INTEGRATA DEI SERVIZI SOCIALI,SANITARI, PER L’INSERIMENTO LAVORATIVO E SCOLASTICO;

IL PARADIGMA DI UN WELFARE ATTIVO E COMUNITARIO CHE INVESTE SULLE COMPETENZE DELLE PERSONE; SULLE RELAZIONI UMANE ; SULLA COMUNITA’; SULLA EDUCAZIONE E PROMOZIONE DELLA CITTADINZA ATTIVA DELLE PERSONE.

Bisogna rilanciare il Piano Sociale Nazionale ed i Livelli essenziali di assistenza con relativo finanziamenti.

Bisogna valorizzare le professioni sociali puntando sul lavoro in cooperazione, investendo sulla professionalità e valorizzando al contempo la peculiarità di ciascuna. Bisogna rilanciare la figura dell’assistente sociale quale professionista di prossimità, in grado di realizzare il segretariato sociale e di realizzare il servizio sociale professionale secondo il principio della competenza e della responsabilità. I comuni sono pertanto obbligatoriamente tenuti ad assicurare tale servizio evitando esternalizzazioni che ne inficiano la qualità prevedendo al riguardo il calcolo del rapporto assistente sociale popolazione servita pari a 1/5000 abitanti anche attraverso piante organiche intercomunali per le amministrazioni in piccola dimensione, aggregate in Unioni di Comuni.

Il ruolo dell’assistente sociale è fondamentale per promuovere il cambiamento che favorisce l’accesso dei cittadini, soprattutto quelli più fragili, ai servizi territoriali ma anche per costruire sul territorio la rete tra i diversi attori pubblici e privati che vi operano , per attivare buone pratiche, per sollecitare la partecipazione attiva dei cittadini, la loro capacità di proposta e di controllo, ricercando le alleanze possibili con tutti gli attori sociali. Come avete scritto nel vostro Manifesto per il welfare , l’assistente sociale come “ catalizzatore sociale” e “sensore sociale”. Efficacia degli interventi, Partecipazione attiva, Connessione tra le diverse istituzioni: sono gli ingredienti preziosi della vostra professione.

Da cittadina , militante del sociale, che ha sempre avuto a cuore la professione dell’assistente sociale vedo oggi 4 funzioni preziose che solo voi potete svolgere:

1) promuovere cittadini competenti;

2) promuovere legami sociali e comunità;

3) incidere nell’agenda politica portando la vostra competenza ed esperienza in tutti i luoghi della discussione pubblica, della partecipazione e della decisione politica;

4) promuovere una battaglia culturale per far capire il valore dei servizi sociali, essenziali non solo per le persone fragili ma per la qualità della vita di ciascuna persona e per il benessere della società. Bisogna far brillare l’Oro contenuto nei  servizi sociali.

l compito che sta difronte a tutti noi è quello di costruire una società più giusta e più umana. “Prendersi cura delle persone” è un dovere di ciascuno di noi, è compito della politica, è compito delle politiche di welfare. Per vivere meglio tutte e tutti, italiani e immigrati; per vivere  sicuri e sereni. Per lasciare una Società Umana ai nostri figli.

Livia Turco

Relazione al Convegno degli assistenti sociali - Trento 20 settembre 2018 

Razzismo: Fontana parla di tutto meno che di famiglia

3 Agosto, 2018 (15:20) | Dichiarazioni | Da: Redazione

‘Quando presenterà un piano contro la povertà e per i disabili?’ “Da un Ministro della Famiglia ci si attende che avanzi proposte concrete per l’aiuto alle famiglie italiane. Fino ad ora il ministro Fontana si è dedicato ad attaccare le persone, a minacciare l’abrogazione di leggi non di sua competenza come la legge 194, e ora addirittura vuole abrogare la Legge Mancino per aggregarsi al coro razzista del governo”.

Lo dichiara Livia Turco, presidente della Fondazione ‘Nilde Iotti’ ed ex ministro per la Solidarietà Sociale.

“Non abbiamo sentito da Fontana - aggiunge - nessun riferimento ai problemi concreti delle famiglie italiane, come la povertà minorile, gli asili nido, la solitudine delle persone con disabilità. Il Ministro della famiglia sembra dunque snobbare le famiglie ed i loro concretissimi problemi preferendo parlare d’altro”. ”Quando ci presenterà un piano di proposte concrete? - chiede Livia Turco - Le famiglie italiane e nuove italiane, tradizionali e gay attendono e non hanno molto tempo”.

“Ci parli di fatti Signor Ministro ci faccia vedere quanto le stanno a cuore i problemi delle famiglie” conclude. (ANSA).

Le donne che han fatto l’Italia

27 Luglio, 2018 (17:15) | Interviste | Da: Redazione

Il dovere di reagire

18 Luglio, 2018 (15:14) | Articoli pubblicati | Da: Redazione

I corpi della donna e del bambino ritrovati di fronte alla costa della Libia mi urlano nel cuore dolore, rabbia, indignazione; mi urlano il dovere di reagire. Il dovere di chiedere a me stessa e alle altre donne di trovare le parole, i gesti, la forza per rompere le catene della paura entro cui la politica dei porti chiusi e dei confini spinati di Salvini e del suo governo ci vuole incarcerare.

Dobbiamo farlo prima di tutto noi donne perché conosciamo il valore del “bene comune” che la destra i e il governo vogliono distruggere: la convivenza possibile tra italiani e immigrati. Noi abbiamo scoperto e imparato anche attraverso duri conflitti che “insieme si può”: insieme si può vivere e convivere, si possono affrontare i problemi più difficili come quelli della violenza, del degrado nei quartieri, del lavoro che manca, dei figli lasciati soli, dei servizi troppo costosi, perché sono gli stessi problemi che vivono tante donne italiane e tante donne immigrate.

In questi anni di durissima crisi economica tante famiglie hanno retto perché c’è stata una inedita catena della solidarietà femminile: mamme, figlie, nonne, nipoti, bisnonne e pronipoti che si aiutano tra loro e che non hanno potuto fare a meno di loro: le nuove italiane, le immigrate e le rifugiate.

Da oltre trent’anni italiane e immigrate hanno imparato a vivere insieme condividendo i compiti di cura, la crescita dei figli, la cura degli anziani. Ma anche la a vita nelle scuole, nei quartieri, nella società e nelle istituzioni. Hanno scoperto che sono i gesti della vita quotidiana che costruiscono convivenza: aspettare i figli che escono da scuola, preparare un pranzo, organizzare una festa.

Nella vita quotidiana c’è anche la paura di essere violentate da un immigrato oppure da un italiano, magari quello stesso presso cui si presta il lavoro di cura; la paura che l’altra, l’immigrata veda riconosciuto il diritto alla casa popolare a tuo scapito oppure il posto all’asilo nido; la paura dovuta al fastidio per il modo diverso con cui vive la persona che ti sta accanto.

Le donne hanno imparato che la paura si rompe quando le persone si guardano in faccia, si parlano, entrano in gioco le relazioni umane. Le paure si rompono quando entra in gioco una buona politica che risolve i problemi concreti e sollecita le persone a conoscersi, a costruire una relazione umana e sociale. La paura si combatte con la politica operosa e con la forza delle relazioni umane e sociali.

Nella relazione con l’altro si viene a contatto con la sua umanità, si scopre il suo volto, si guardano i suoi occhi e così cadono le maschere del pregiudizio. Scattano quei sentimenti che parlano un linguaggio universale come la solidarietà, il riconoscimento, l’amicizia. Conoscersi e riconoscersi, costruire relazioni umane sono il nutrimento ed il cuore della cittadinanza.

Le leggi e i diritti rischiano di ridursi a gusci vuoti se non sanno trasmettere il calore delle relazioni umane. Le donne che nel nostro paese sono l’anello forte della convivenza devono entrare in campo e proporre la pratica politica della cura delle relazioni umane, per rompere la paura, la globalizzazione della indifferenza e costruire la globalizzazione della dignità umana.

La cura delle relazioni per rendere vivibili le nostre città, per vivere insieme i beni comuni, per condividere le difficoltà, per avere il coraggio di prendere la parola in luogo pubblico, per costruire sicurezza e democrazia. Non c’è democrazia, non c’è sicurezza, non c’è libertà dalla paura senza la cura delle relazioni umane.

Con la cura delle relazioni umane si può sconfiggere nel cuore delle persone il messaggio brutale di chi gioca sulle divisioni, sulle contrapposizioni, Con la cura delle relazioni l’altro non è più l’estraneo o il nemico. Costruiamo una alleanza tra le donne italiane e le donne immigrate per dimostrare che insieme si può! Costruiamo azioni condivise per comuni obiettivi.

Un’Europa della pace e dello sviluppo. La dignità del lavoro. La scuola interculturale per tutti. Il Welfare delle sicurezze per tutti. La partecipazione politica a partire dai nostri quartieri e luoghi di lavoro. Abbiamo strumenti importanti coma la nostra Costituzione e la Carta Europea dei Diritti Umani Fondamentali.

Incontriamoci, discutiamo insieme, costruiamo in ogni città i tavoli della convivenza, luoghi inediti di partecipazione politica per affrontare insieme i problemi della vita quotidiana e il futuro del nostro paese e della nostra Europa. Per costruire insieme un altra politica dell’immigrazione rispetto alle scelte becere, disumane, inefficaci dei Porti Chiusi, dei confini spinati, del “tutti a casa loro”.

Volere bene agli italiani significa insegnare loro che per essere cittadini oggi bisogna imparare a essere cittadini del mondo. Volere bene agli italiani significa far scoprire il valore della eguaglianza di rispetto, della fratellanza, dello sguardo amichevole. L’unico modo per stare bene e sentirsi sicuri.

Livia Turco

Da Huffington Post

 

Migranti. I disastri di Salvini

15 Luglio, 2018 (07:41) | Dichiarazioni | Da: Redazione

“Fate sbarcare subito le persone che sono sulla nave nelle acque di Pozzallo. E’ in gioco la vita di centinaia di esseri umani, donne e bambini”. E’ l’appello dell’ex ministro Livia Turco che insieme a Giorgio Napolitano ha firmato la prima legge quadro sull’immigrazione.

“E’ giusto chiedere la solidarietà dell’Europa - dice Livia Turco - ma non giocando sulla pelle delle persone. La politica cinica e propagandistica di Salvini sta solo facendo disastri. Non mi rassegno e non mi adeguo - continua - ad una politica in cui la vita delle persone non conta nulla. Non si fa politica con i sondaggi ma con i valori della dignità umana e valutando l’efficacia delle politiche. Quella del governo sull’ immigrazione e’ una politica che porterà l’Italia in un vicolo cieco”. (ANSA).